visita guidata: 2 ore
visita VR: 1,5 ore
dal martedì alla domenica (10:00-18:00)
visita libera o guidata
nessuna barriera architettonica
piccola taglia, in braccio o trasportino
Dopo anni di chiusura per restauri, l'importante sito archeologico ha riaperto le sue porte ad Aosta con il nome di MegaMuseo. Si tratta di un allestimento museografico straordinario, moderno e immersivo, capace di restituire la grandiosità di un luogo unico al mondo.
Con un’estensione coperta di quasi 10.000 m², il MegaMuseo di Aosta è l’area megalitica protetta più vasta d’Europa. Visitando questo spazio si compie un vero e proprio viaggio nel tempo, partendo dalla tarda epoca neolitica (4200 a.C.) per arrivare fino al Medioevo. L'eccezionale valore storico del sito è stato riconosciuto nel 2019 anche a livello internazionale: l’area è stata infatti il primo sito italiano ad aderire alla European Route of Megalithic Culture (la Via Europea della Cultura Megalitica), un prestigioso circuito culturale transnazionale dedicato allo studio e alla valorizzazione della Preistoria.
Appena saputo della riapertura abbiamo subito prenotato la nostra visita. Volevamo essere tra i primi a poter vedere il museo rinnovato, osservare da vicino i reperti esposti al pubblico e respirare l'atmosfera di un sito sotterraneo senza eguali.
La storia dell’area megalitica di Saint Martin de Corléans


Nel giugno 1969, durante gli scavi iniziati per la costruzione di alcuni condomini nella periferia occidentale di Aosta, emersero dal terreno delle pietre monumentali di dimensioni, taglio e decorazioni insolite.
I lavori vennero sospesi e gli archeologi iniziarono una campagna di scavi durata oltre vent’anni condotta da Franco Mezzena che utilizzò per la prima volta a livello scinetifico il termine “area megalitica” per definire la specificità del sito aostano.
Questa espressione indica una zona delimitata in cui sono presenti testimonianze monumentali protostoriche molteplici e di vario tipo. La parola megalito (che deriva dal greco "grande pietra") si riferisce a una struttura realizzata senza l’uso di leganti stabili come calce o cemento, composta da un’unica grande pietra o da un insieme di massi (come dolmen e menhir).
Gli scavi hanno dimostrato che nel V millennio a.C. l’area è un santuario all’aperto destinato a pratiche rituali legate a culti agricoli e alla celebrazione dei vivi. Lo testimonia il ritrovamento di solchi di aratura regolari rinvenuti dagli archeologi: un terreno scelto, inciso ritualmente e in questo modo consacrato. Successivamente, alla fine del III millennio a.C., lo spazio cambiò funzione diventando una necropoli monumentale, caratterizzata da imponenti tombe megalitiche costruite spesso riutilizzando le stesse stele precedenti.

A partire dal 2300 a.C., durante l’età del bronzo, per cause ancora sconosciute il sito perse progressivamente importanza e venne così parzialmente riconvertito ad attività agricole, pur conservando in alcuni settori la sua originaria funzione funeraria.
In epoca romana, la doppia destinazione agricola e funeraria viene confermata dal ritrovamento dei resti di un grande edificio rurale e di una necropoli. Questi ritrovamenti fanno ipotizzare la presenza, nelle immediate vicinanze, di un centro abitato romano o preromano mai localizzato del tutto. Del resto, secondo un'antica leggenda locale, Aosta sarebbe stata fondata sulle rovine di Cordelia, la mitica città dei Salassi (gli antichi abitanti di origine celtica della Valle d’Aosta, in seguito sottomessi dai Romani). Lo storico valdostano settecentesco Jean-Baptiste de Tillier collocava la mitica Cordelia proprio in questa porzione di territorio.
Il lunghissimo percorso evolutivo del sito si conclude idealmente in epoca medievale, con la costruzione della chiesetta dedicata a Saint Martin di Tours, un edificio religioso che sancisce il definitivo passaggio al nuovo contesto sociale e spirituale.
Il percorso espositivo del Megamuseo


Sul finire degli anni '80 del secolo scorso, è stato progettato e realizzato un immenso parco archeologico coperto, per la necessità di proteggere i delicati ritrovamenti dagli agenti atmosferici e con l’intenzione di lasciarli nel luogo del rinvenimento per preservarne il contesto archeologico e territoriale.
La struttura del MegaMuseo di Aosta scende fino a una profondità di circa 6 metri rispetto al livello stradale attuale. L'edificio si suddivide in quattro piani e copre una superficie complessiva di 9.820 m², disposta a Nord e a Sud del corso Saint Martin de Corléans.
Si viene accolti in un ambiente ampio, luminoso e perfettamente insonorizzato dove si trova la biglietteria e da cui si accede alla suggestiva “rampa del tempo”: un corridoio di discesa dove i visitatori vengono accompagnati dalle note di una composizione musicale d'atmosfera, creata appositamente per il museo dal celebre violoncellista Giovanni Sollima.
La sezione della Preistoria


Al termine della rampa si giunge davanti alla vera e propria area di scavo archeologico. Qui si osservano i resti delle antichissime arature eseguite a traino animale (la fase più remota della presenza umana nel sito), i pozzi rituali contenenti macine e offerte di cereali, e gli allineamenti di fori che un tempo ospitavano grandi pali lignei, a testimonianza della funzione di santuario all’aperto.
Accanto allineate ai pali, si trovano circa quaranta splendide stele antropomorfe in pietra, la prima vera espressione del megalitismo monumentale ad Aosta. Si distinguono stele arcaiche dai tratti essenziali e stilizzati e stele più recenti, ricche di dettagli incisi che descrivono abiti, armi e ornamenti volti a celebrare eroi, guerrieri o divinità protostoriche.
L’imponente dolmen funerario attira la nostra attenzione in maniera quasi ipnotica. La tentazione di avvicinarsi per studiarne i dettagli costruttivi è fortissima; la sacralità originaria del luogo è rimasta intatta e si percepisce chiaramente, inducendo i visitatori a un rispettoso silenzio.
Al suo interno sono stati rinvenuti i resti di 39 individui inumati in epoche diverse, tre dei quali presentavano segni di trapanazione del cranio, intervento già eseguito anticamente per curare varie patologie. Sorprendentemente, le tracce di rigenerazione ossea dimostrano che almeno due di loro sopravvissero a lungo all'operazione.
La sezione della Protostoria

Questa sezione testimonia il mutamento nell'utilizzo dell'area, che all’inizio del II millennio a.C. perde la sua funzione funeraria a favore di un uso prevalentemente agricolo. Sono visibili tracce di solchi, canali di irrigazione e muretti a secco costruiti per contenere il terreno da frane o esondazioni.
L'elemento più emozionante di questa sezione è la presenza di autentiche orme umane impresse nel terreno protostorico. Durante la nostra visita, la guida ci ha mostrato un dettaglio curioso: la traccia tangibile di un contadino dell’Età del Bronzo che, camminando sul terreno bagnato, è scivolato nel fango finendo a terra. Gli archeologi hanno potuto ricostruire la dinamica analizzando la forma profonda e lo slittamento dell'impronta nel terreno soffice. "Chissà quanti accidenti avrà tirato in quel momento!" ci ha detto ironicamente la guida. Una battuta che, in un istante, ha azzerato la distanza temporale di millenni con quell'uomo.
La sezione protostorica si conclude ammirando un ricco corredo funerario femminile esposto per la prima volta. Rinvenuto all'interno di una sepoltura, il corredo comprende un torquis (il tipico girocollo celtico a tamponi terminali conici decorati), una fibula in bronzo e un bracciale liscio ben conservato.
La sezione della Storia (epoca romana e medioevo)
Lo spazio dedicato all'epoca romana si divide nettamente in due percorsi tematici: la vita quotidiana all'interno di un insediamento rustico e il mondo dei morti.
Gli scavi hanno rimesso in luce le fondamenta di un grande edificio agricolo romano, con ambienti in muratura disposti intorno a cortili interni. Tra le vetrine spiccano oggetti d’uso comune in ceramica e vetro, ma anche pezzi di grande pregio artistico, come una rarissima statuetta in ambra che raffigura un moscophoros (il portatore di vitello).
La vicina necropoli romana ha restituito nel corso degli anni più di 40 tombe, documentando il passaggio tra due diversi rituali: la cremazione (nelle fasi più antiche) e l'inumazione (in quelle più recenti).
I ricchi corredi ritrovati nelle tombe mostrano una certa agiatezza degli abitanti del sito: sono composti da fini unguentari in vetro, piatti in ceramica, un prezioso balsamario in alabastro e numerose lucerne complete di monete, il tradizionale obolo da offrire a Caronte per il viaggio nell'Ade.




I corredi funebri ritrovati testimoniano il benessere economico degli abitanti della zona In particolare, spicca la cosiddetta "Tomba dello Scriba", così chiamata per il ritrovamento di calamai e strumenti da scrittura, tra cui un rarissimo esemplare di abaco a bottoni in bronzo utilizzato per i calcoli aritmetici: ne esistono solo tre esemplari conosciuti al mondo.
L'itinerario espositivo si chiude con la sezione medievale. Qui sono esposti i frammenti di pentole in pietra ollare (un materiale pregiato per la cottura dei cibi) e alcune monete ritrovate durante gli scavi della contigua chiesetta di Saint Martin, citata ufficialmente per la prima volta in una bolla papale del 1176.

Un’esperienza extra: la visita in realtà aumentata




Siamo ritornati al MegaMuseo per testare un'attività speciale: la visita con visori di realtà aumentata. Per noi si trattava della prima esperienza di questo tipo in un museo archeologico.
Inizialmente è stato necessario qualche minuto per prendere confidenza con i comandi del joystick e sincronizzare i movimenti, ma una volta compreso il funzionamento il viaggio virtuale si è rivelato eccezionale. Indossando i visori VR ci si ritrova immersi nello stesso identico spazio in cui sorge il museo, ma proiettati indietro nel tempo fino all’Età della Pietra. Poter osservare l'allineamento originario delle stele e dei pali lignei nel loro ambiente preistorico originario offre una percezione realistica, grandiosa e spettacolare del sito.
Un'esperienza che consigliamo assolutamente di aggiungere alla visita tradizionale.

Informazioni utili per visitare il Megamuseo di Aosta
Per pianificare al meglio la tua visita al sito archeologico di Saint Martin de Corléans, ecco tutte le informazioni aggiornate su orari, costi e servizi.
Orari di apertura
Il MegaMuseo è aperto dal martedì alla domenica: dalle 10:00 alle 18:00
Giorni di chiusura: tutti i lunedì e il 25 dicembre
• Nota: L'ultimo ingresso è consentito fino a 90 minuti prima dell'orario di chiusura del museo.
Tariffe dei biglietti
Il MegaMuseo prevede due modalità di fruizione: la visita libera e la visita accompagnata da personale specializzato.
Biglietto per Visita Libera: Intero: 7,00 € - Ridotto: 5,00 € (convenzioni speciali e comitive di almeno 25 paganti)
Giovani (19-25 anni): 3,00 € - Gratuito: bambini e ragazzi fino a 18 anni compiuti, possessori di Abbonamento Musei, disabili (con certificazione Legge 104/92) e rispettivo accompagnatore.
Biglietto per Visita Accompagnata (Turni fissi alle ore 11:00 e 15:30): Intero: 12,00 € - Ridotto: 8,00 € (comitive e convenzioni)
Ragazzi e Giovani (6-25 anni): 3,00 €
Accessibilità e Servizi
Il MegaMuseo è completamente accessibile e privo di barriere architettoniche, grazie a rampe e ascensori interni.
Sono presenti parcheggi riservati ai possessori di pass disabili a circa 100 metri dall'ingresso principale.
All'interno della struttura non è consentito l'accesso ai cani.
Info e prenotazioni Online
I biglietti e i turni di visita possono essere acquistati in anticipo sulla piattaforma di biglietteria ufficiale: MidaTicket - Siti e Castelli Valle d'Aosta.
